Le direttive del Preside con pochi annunci, tanta ironia e molto rigore

“Non c’è mai stata una ‘fase uno’ e una ‘fase due’ dell’azione di governo”, ha detto ieri il presidente del Consiglio Mario Monti all’esordio della conferenza stampa di fine anno. Nessuna divisione a compartimenti stagni, quindi, tra consolidamento fiscale del paese e rilancio sviluppista, anche perché tutta l’azione del governo tecnico, ha spiegato il premier, è improntata ai principi di “crescita, equità e rigore”; a mutare è solo la “concentrazione” dei fattori.
16 AGO 20
Immagine di Le direttive del Preside con pochi annunci, tanta ironia e molto rigore
“Non c’è mai stata una ‘fase uno’ e una ‘fase due’ dell’azione di governo”, ha detto ieri il presidente del Consiglio Mario Monti all’esordio della conferenza stampa di fine anno. Nessuna divisione a compartimenti stagni, quindi, tra consolidamento fiscale del paese e rilancio sviluppista, anche perché tutta l’azione del governo tecnico, ha spiegato il premier, è improntata ai principi di “crescita, equità e rigore”; a mutare è solo la “concentrazione” dei fattori. Monti ha ribadito che il “decreto salva Italia” ha “messo in sicurezza i conti pubblici”, ergo: “Nessuno pensi che occorra un’altra manovra”. Poi, parlando per circa due ore e mezzo, ha presentato all’opinione pubblica la filosofia di fondo delle misure “cresci Italia”. Pochi i dettagli sulle riforme in arrivo, ma innanzitutto la precisazione che non si cambierà registro passando a una fase di “larghezza finanziaria”. La politica di crescita, infatti, si farà soprattutto “senza denaro pubblico”, impegnandosi su quattro dossier principali: liberalizzazioni (ad ampio spettro per non dare l’impressione di voler perseguitare qualche categoria in particolare), mercato del lavoro, università e sviluppo del capitale umano del paese, infrastrutture.
Agli “economisti” che in questi giorni lo hanno criticato per una manovra dagli effetti potenzialmente recessivi, Monti ha replicato sostenendo che certo non si tratta di una “manovra espansiva” ma che quanto fatto finora era l’unico modo per evitare il peggio (“eravamo sul ciglio di un burrone”). Inoltre ha ricordato che gli impegni sul pareggio di bilancio erano stati presi da governi precedenti in accordo con l’Ue (vedi articolo in quarta colonna) e che era “impensabile rivederli”. Ma dopo la fase dell’“atto dovuto”, per Monti è il momento dell’“atto voluto”. Già prima dell’Eurogruppo e del Consiglio Ue di fine gennaio, infatti, si apriranno in parallelo i cantieri delle liberalizzazioni (solo teoricamente più invise al centrodestra, ha osservato il premier) e quello del mercato del lavoro (più inviso a sinistra). Quest’ultima riforma “richiederà più negoziato” con le parti sociali di quanto non sia avvenuto per la riforma pensionistica, ma senza eccedere in lungaggini. Quanto alle riforme istituzionali: “Da cittadino – ha detto Monti – tifo affinché i partiti sciolgano i nodi fondamentali”.
La conferenza stampa si è svolta praticamente in contemporanea con un atteso giudizio dei mercati sulla situazione italiana. I rendimenti richiesti dagli investitori per i Btp assegnati ieri in asta dal Tesoro sono calati, ma sono stati venduti titoli per 7,07 miliardi di euro contro gli 8,5 miliardi dell’offerta massima. In calo anche il rendimento del Btp decennale: la nona tranche del Buono a scadenza 2022, richiesto per 3,39 miliardi e collocato per 2,5 miliardi, ha spuntato un rendimento del 6,98 per cento dal 7,56 record dell’asta dello scorso novembre. La Banca centrale europea è intervenuta sul mercato secondario dei titoli di stato per acquistare quantitativi limitati di Btp dopo l’asta di ieri: “Hanno fatto qualche acquisto, sul tratto a dieci anni, con ordini limitati, da 5-10 milioni di euro”, ha spiegato un trader alla Reuters. Il calo dei rendimenti dei Btp non ha sortito grossi effetti sullo spread, che è tornato a crescere. In apertura dei mercati il differenziale tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi era salito a 514 punti base per schizzare a 522 punti a metà mattinata e abbassarsi a 514 punti base dopo l’asta: “Guardo anch’io l’andamento dello spread nel corso della giornata, ma senza divinizzarlo quando scende o demonizzarlo quando sale”, ha detto Monti. Poi ha aggiunto che l’andamento “è molto più di equilibrio, meno aiutato dalle autorità europee”. La salita dello spread tra agosto e ottobre, ha spiegato il premier con tanto di grafico alla mano, “è avvenuta malgrado in una buona parte del periodo la Banca centrale europea abbia fatto interventi sul mercato finanziario”. Mentre negli ultimi giorni, ha fatto notare il premier, gli interventi della Bce si sono diradati nelle quantità di titoli acquistati rispetto alle settimane precedenti.
Con l’attuale livello dello spread, e con quello dei rendimenti di fine novembre, il centro studi di Confindustria ha simulato gli effetti sia sulla finanza pubblica sia sui costi delle aziende. Il prossimo anno tassi al 6 per cento “determinerebbero una maggiore spesa, per interessi a carico delle imprese, pari a oltre 14 miliardi di euro”. Mentre per lo stato “ci sarebbe un incremento della spesa per interessi a 97,7 miliardi nel 2012 e a 108,7 nel 2013”. Con un aggravio quindi di 11,9 miliardi nel primo anno rispetto alle previsioni di settembre del governo, che diventano 17,9 miliardi nel secondo anno.